Anonima Recensioni

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Gli artisti italiani della Collezione ACACIA

Gli artisti italiani della Collezione ACACIA

A cura di Gemma De Angelis Testa e Giorgio Verzotti.

Palazzo Reale

 

Bella la location, come si dice per gli eventi della moda.
Belli gli appartamenti della famiglia Savoia, peccato che, passando davanti alle opere, non si può mettere un piede fuori dalla passatoia perchè se no si rovina il parquet e non si può calpestare il pavimento anche quando è rivestito e protetto.
Così non ci si può avvicinare alle sculture e fare ciò che è d’obbligo per questo genere artistico: girarci intorno, avvicinarsi alla materia.
In fondo, ci si sente un pò come davanti alle vetrine, ma per respingere questa brutta impressione, cerco di andare indietro nel tempo, fino al vecchio ricordo della Wunderkammer.
Anche lì gli oggetti erano di collezione ed esposti in una visione rigorosamente frontale, inaccessibile oltre il vetro, ma la meraviglia stava nell’oggetto in sé e bastava, mentre qui di curiosità non se ne vedono e di meraviglia non se ne prova.
Nella Wunderkammer c’era la rarità e la particolarità dell’oggetto, mentre qui mi viene da pensare solo alla peculiarità del collezionista, o meglio, alle sue idiosincrasie personali.
Proprio perché si tratta di una collezione dettata da scelte del tutto personalistiche, non mi sembra il caso di snocciolare dei pezzi d’affezione in una sede museale istituzionale, dove notoriamente non si fa ricerca, ma si riconosce e certifica lo statuto consolidato di una  certa produzione artistica.
Mi sembra eccessivo, vista l’origine della collezione, parlare de “i protagonisti assoluti delle ultime ricerche” (Verzotti),  o di “una gestione trasparente e condivisa, che renda nuovamente protagonisti il pubblico e gli artisti” (Pisapia).
Direi che qui i protagonisti non sono gli artisti, ma i collezionisti; del co-curatore, sufficientemente titolato per prendersi la responsabilità diretta del suo operato, c’è ben poca traccia.
Direi anche che il problema non è, per citare Gemma Testa, che l’arte contemporanea “rimanga appannaggio di pochi”, ma che l’arte contemporanea venga gestita da quei pochi sbagliati, al di fuori del loro ambito di competenza.
Proprio con mostre di questo tipo, idiosincratiche ed elencative, che non offrono una visione né una teoria dell’arte, l’arte contemporanea continuerà senz’altro ad essere appannaggio di pochi.

Anonimidia, 11 aprile 2012

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Antonio Catelani – Rejected works

Antonio Catelani
Rejected works

RISS(E) _ Studio di Ermanno Cristini
Via S. Pedrino 4
Varese

Nella mostra c’è un lavoro per ciascuno dei due spazi espositivi.
Nella prima stanza, c’è un quadro, estromesso dalla centralità della parete, a latere.
Si tratta di una riflessione sulla pittura nella sua declinazione a monocromo.
Penso sempre che sia difficile intraprendere questa strada (dopo tanti monocromi della storia dell’arte!), ma proprio nel monocromo il contenuto tende vertiginosamente a coincidere col suo contenitore.
Si rimane in bilico, quindi, già con questo pezzo all’entrata, ma l’ambiguità del medium introduce e prepara alla sala successiva dove c’è un intervento installativo.
Credo che il monocromo sia la forma pittorica che si avvicina di più alla scultura, per quella stessa coincidenza che fa del contenuto un aggetto, una concrezione plastica sulla parete. E tanto più nel caso di questo quadro, dove il nero si dispone fra stesura sintetica e piccoli sollevamenti dovuti alla strisciata del pollice dell’artista sulla pittura. Visto da lontano, il nero si opacizza in alcuni punti, quelli delle “increspature spolliciate”, e il rilievo è sibilinno rispetto alla natura bidimensionale che la pittura porta nel suo essere superficie.
Nella seconda stanza, in un grande spazio vuoto, al centro, intorno alla colonna portante, si articola una ricollocazione di presenze scultoree, suggerendo un moto visivo rotatorio e continuo, un pò come nel Monumento alle cinque giornate di Milano di Giuseppe Grandi.
Il comunicato stampa parla di un intervento di “de-costruzione” e mi pare appropriato, soprattuto riguardo al Catelani pittore: è molto ben riuscita in questo pezzo, infatti, la decostruzione delle sovrapposizioni pittoriche, dove il colore suggerisce la forma.
Ciascuno degli elementi compositivi impiegato prende forza e consistenza dai rimandi cromatici degli altri, dal metallo al nero, dal lucido all’opaco e, in questa riunione di oggetti, mi sembra di vedere, pertinentemente, un soggetto topico della pittura: la natura morta.
Fra la citazione di se stesso (il foglio plastico nero ripiegato morbidamente a doppio) e la citazione di Duchamp (la ruota di bicicletta), Catelani rimanda alla presenza della finestra retrostante con chiusura a forma di grata, nel falso telaio -un pezzo di tavolino- da cui pende un reticolato di alluminio.
Le due opere articolano fra loro, pur nella separazione degli ambienti, una circolarità che fluidifica la scultura nella pittura e viceversa.

Anonimidia, 3 aprile 2012.

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Tiziano e la nascita del paesaggio moderno

Tiziano e la nascita del paesaggio moderno
Palazzo Reale
16 febbraio – 20 maggio 2012

Già il titolo uccide.
La mostra “Tiziano e la nascita del paesaggio moderno” è uno scandalo e non solo perché di Tiziano contiene solo quattro croste.
E’ uno scandalo per quello che rappresenta da un punto di vista della ricerca scientifica.
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Marlene Dumas – Fondazione Stelline

Marlene Dumas
Fondazione Stelline
13 March – 17 June 2012

Per capire Marlene Dumas devo studiare Pasolini. Poi devo sapere chi è Etta James, Amy Whinehouse, Phil Spector ed altri ancora.
Quello che vedo però, al di là del mio possibile bagaglio “culturale”, è una pittura a metà strada fra Bacon e Schiele.
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Galleria Nicoletta Rusconi – Guerzoni… un bel “Museo Ideale”

Galleria Nicoletta Rusconi
Franco Guerzoni “Museo Ideale”
a cura di Marco Tagliafierro

“Museo ideale” è la personale che Franco Guerzoni presenta insieme a Marco Tagliafierro nella Galleria Nicoletta Rusconi di Milano (Corso Venezia 22, fino al 31 marzo).
E’ una bella mostra, divisa in tre gruppi di lavori disposti in tre diverse zone della galleria: la sala centrale, di immediata visibilità, una piccola stanza laterale e la parte degli uffici.
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